sabato 13 aprile 2013

LA FAVOLA DI CIÓ CHE NON C´É PIÚ.


                      

          Tanto tempo fa, in alcuni paesi lontani lontani lontani, si narra vivessero tanti popoli di culture differenti. Poi inventarono gli aerei e tutto fu facilmente raggiungibile e vicino. Si stava quasi strettini. Addirittura inventarono navi cariche di soldati e d'armi, che partivano giá arrabbiati perché sapevano di dover distruggere e uccidere. E ci voleva solo un paio d'ore. Che fortuna.
          Comunque. C'era cosí una volta in un reame a caso di questi lontani ma vicini, una principessa bellissima: la principessa delle albicocche succose. 
Poi le nostre albicocche vennero riempite di succhi di pesticidi
e la principessa che era ingorda e albicocca-droga-dipendente non potè più uscire più dalle sue stanze, che per finta le dicevano che erano sacre, così la principessa si dava inutili arie di importanza. In ogni caso si dice che per colpa delle albicocche alla crema di pesticidi, 
la pulzella avesse il volto ricoperto di pustole stregate, era inguardabile. 
La chiamavano Brufoletta. Poveretta.
          C'erano però, sempre tanto ma tanto tempo fa, dei cosini in giro per il reame, erano detti bambini, piccini piccini ma anche grandini, che felici insieme e sorridenti uscivano a giocare nei cortili.
Erano felici, perchè inventavano sempre nuovi giochi magici, fantasticando su come volare e fare di ogni mondo una favola di pace.
Anche se spesso a dir la veritá li trovavi sporchi di terra, eppure questo non importava poi tanto a nessuno. Erano bimbi felici e questo bastava.
E la principessa rinchiusa nelle finte sacre stanze, sola con i suoi problemi, passava il suo tempo a immaginare la felicità ascoltando i giochi incredibili e avventurosi dei bambini.
E cantava felice con loro, perchè aveva una voce bellissima. Altro che amici di Maria.
E poi a tempo perso la nostra Brufoletta ascoltava in Youtube i saggi del reame perché la loro parola era quella di veri manoscritti sacri. I saggi distraevano tutti narrando storie di animali giganti e potenti che dominavo tutto il mondo indisturbati.
Li chiamavano dinosauri, ma ormai non ci sono piú.
Pare peró che questi dinosauri non siano per niente imparentati con quegli stessi che da noi oggi fanno cose straordinariamente forti o intelligenti, dinosauri di sapere, incredibilmenti saggi insomma. É soltanto un paragone, si fa per dire, e poi comunque anche questi intelligentoni forzuti sapienti, oramai non ci sono più. 
          Comunque un giorno un principe, una volta azzurro, ora probabilmente marchiato D&G, volle varcare il confine del regno. Armato di amore e coraggio, due armi esistenti all'epoca, giunse innamorato al castello della principessa per conquistare la sua mano. Lui era vegano, e facendo milioni di ricerche aveva letto che esistevano ancora albicocche senza pesticidi che l´avrebbero fatta tornare bella e felice.
Il principe cavalcò e cavalcò, d'altra parte erano tempi strani c'erano aerei ma solo cavalli, non di quelli che non eruttano gas nocivi tipo auto, e non di quei cavalli che troviamo oggi nella lasagna. Si cavalcava e ci voleva pazienza e tempo, altre due cose estinte come i dinosauri. 
Il cavaliere attraversò le alte cime di monti, che una volta non erano certo perforate di tunnel e buchi e viadotti o rintontiti dallo spread -lo so, non c´entra nulla, ma lo spread non c´entra mai-, passò la magica foresta dei platani sognanti, e vi giuro che non si era fatto nemmeno una tachipirina allucinogena.
Lottò contro lupi e draghi, che non erano i politici ma ci mancava poco ...e finalmente stremato giunse al reame di Brufoletta. 
Sfortunatamente una volta i servizi pubblici e gli uffici erano un guaio di scartoffie e tempi di attesa erano impossibili...ah no!! quello c'è pure ora!. 
Comunque, mentre il principe era in attesa per iscriversi al registro comunale, una vecchia strega omofoba della valle di Bindi, ci mise lo zampino e raccontò al principe che Brufoletta aveva forunculi stregati che non sarebbero guariti mai. Nemmeno con un mega bacio, nemmeno con due metri di lingua. Erano invece pustole estremamente contagiose. Cosí lui, che in realtà era un fifone modaiolo D&G e Armani pieno di soldi e abbastanza menefreghista, scappò a gambe levate.
Fu in quel periodo che naque la leggenda in cui la donna deve essere perfetta, altrimenti ciccia non se la caga nessuno. In quel periodo nacque anche l´idea che se sei un po´ effeminato sei gay e che i vegani sono troppo strani. 
La principessa disperata, decise cosí che non si meritava tutta quella solitudine. Mandó a cagare la strega Bindi, ed era ora e si pagò una marchetta....ops no ho sbagliato quello è cecchipaone. 
La principessa era disperata si, ma fino ad un certo punto, cosí gliela diede sù. Capí che stava sprecando la sua vita, smise di piangersi addosso, e aspettare invano chiusa nelle sacre finte stanze quei tristi principi codardi o forse gay. E iniziò a girare il mondo aiutando e regalando il suo cuore d'oro, dispensando i soldi a tutti, a chi non aveva nulla da mangiare o un tetto sotto cui vivere.
È per questo che ancora oggi descriviamo la bontà come nobiltà d'animo.
          Un giorno nel suo peregrinare la principessa di albicocche si imbattè in un grosso ranocchio. E cosí ricordando certe altre sue cugine di alcuni  vecchi reami e favole di secoli addietro e non volendo restare zitella a vita, lo baciò e morí sul colpo. 
Non si trattava di un ranocchio, ma di un pesce palla radiattivo.
Fu cosí che il re rimodernò la stanza della figlia e si godette la pensione,
i poveri continuarono a restare poveri e a morire, i bimbi si incupirono perchè nessuno cantava più, i saggi vennero rinchiusi in case di riposo e il principe D&G continuò a farsi gli affaracci suoi .

Morale della favola: le albicocche fanno bene, ma fino ad un certo punto.
La perfezione non esiste, e la fortuna non si incontra a caso per strada.
Tutto ciò che abbiamo ora è abbastanza per la felicità subito. 
La scelta migliore é solo viverlo.
E comunque tanto anche questa morale ormai non c'è già più. 




Foto: Alen Ianni

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